ALIMENTAZIONE: INTOLLERANZE E (FALSI) INTOLLERANTI

ALIMENTAZIONE: INTOLLERANZE E (FALSI) INTOLLERANTI

by • 6 luglio 2017 • Attualità, Economia, Nazionale, Salute e alimentazioneComments (0)6

del Dr. Fabio Bavetta

L’aumento dell’obesità nel mondo e le difficoltà di raggiungere e mantenere una condizione di normopeso hanno creato nel corso degli ultimi anni un ampio interesse nell’opinione pubblica accompagnato, però, dalla moltiplicazione di approcci terapeutici proposti da figure professionali disparate per formazione e competenza.

Parallelamente si è sviluppato un vasto e remunerativo mercato di prodotti, strumenti, metodi e programmi utilizzati ai fine della perdita di peso, definito con il termine di “Diet-Industry”.

In molti casi, la Diet-Industry ha finalità meramente economiche poiché fa leva sull’esigenza delle persone che vogliono o devono perdere peso e sulla loro insufficiente conoscenza dei prodotti o delle procedure proposte. Per queste ragioni, il mercato dei prodotti “dietetici” che promettono consistenti perdite di peso si è popolato di prodotti di dubbia efficacia e di diete prive di solide basi scientifiche. In questo contesto è sorto il cosiddetto fenomeno delle “Popular Diets”, definibili come “diete alla moda”, che godono di un successo mediatico e di pubblico, per lo più temporaneo, in virtù di benefici poco credibili rafforzati dalla testimonianza di personaggi del mondo dello spettacolo o dello sport.

Tra le tematiche molto attuali e sentite nella popolazione generale, sulle quali si è creata una enorme confusione, vi è quella del sovrappeso/obesità, quale conseguenza di una presunta allergia o intolleranza a uno o più alimenti, e delle conseguenti diete di esclusione quale approccio per la riduzione del peso.

Negli ultimi anni si è, infatti, assistito ad una enorme diffusione, soprattutto a livello mediatico (web e social network, spesso dedicati alle cosiddette medicine non convenzionali), di regimi alimentari restrittivi basati su test diagnostici di “intolleranza alimentare” eseguiti sulle più differenti matrici biologiche (sangue, saliva, capelli), quali soluzioni miracolose e detossificanti per l’organismo.

Al momento non esistono rigorose evidenze scientifiche che supportino l’utilizzo di questi test per diagnosticare reazioni avverse agli alimenti o per predire eventuali future reazioni.

In questo preoccupante scenario, la Società Italiana di Diabetologia (SID), l’Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), l’Associazione Medici Diabetologi (AMD), l’Associazione Nazionale Dietisti (ANDID), la Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU), la Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE) e la Società Italiana di Obesità (SIO) hanno elaborato il Position Statement sul “Ruolo delle allergie, delle intolleranze alimentari e della terapia nutrizionale nell’obesità e nelle malattie metaboliche”.

Questo documento congiunto ha lo scopo di svolgere un’analisi della documentazione scientifica alla base dei fenomeni delle diet-industry, delle popular diets o delle presunte “intolleranze alimentari” e una valutazione oggettiva sulle evidenze scientifiche esistenti per fornire al mondo scientifico e professionale un utile riferimento su queste tematiche.

Il Position Statement rappresenta la posizione ufficiale delle Società Scientifiche che hanno partecipato alla stesura.

Il documento individua e valida i test che hanno basi scientifiche documentate:

TEST VALIDATI

Per quanto riguarda le allergie alimentari, i test diagnostici disponibili sono:

• prove allergologiche cutanee (prick test, prick by prick, patch test);

• test sierologici per la ricerca di IgE totali (PRIST) e specifiche (mediante ImmunoCAP o RAST);

• diagnostica molecolare;

• Test di Provocazione Orale (TPO) in doppio cieco contro placebo.

TEST NON VALIDATI

Tabella dei test non validati

Secondo dati epidemiologici le allergie alimentari (AA) interessano il 5% dei bambini di età inferiore a tre anni e circa il 4% della popolazione adulta.

Nella popolazione generale, però, il concetto di “allergia alimentare” risulta molto più diffuso (circa il 20% della popolazione ritiene di essere affetta da allergie alimentari).

Le allergie alimentari “percepite”, tuttavia, non sono sempre reali: i dati di autovalutazione, che riportano un’incidenza compresa tra il 12,4% e il 25%, sarebbero confermati dal Test di Provocazione Orale (TPO) solo nell’1,5-3,5% dei casi. Ossia circa 9 persone su 10 che credono di essere allergiche ad un certo alimento in realtà non lo sono!

Il fenomeno è molto noto nel marketing: creare un falso problema per poi proporre una falsa soluzione.

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Dr. Fabio Bavetta – Educatore Alimentare

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