CARNE, ORMONI E ANTIBIOTICI: COSA C’È DI VERO?

CARNE, ORMONI E ANTIBIOTICI: COSA C’È DI VERO?

by • 30 luglio 2017 • Attualità, Evidenza, Nazionale, Salute e alimentazione, Sezioni, Sport, Stili di vitaComments (0)4

del Dr. Fabio Bavetta

Quando si parla di carne, troppo spesso l’opinione comune superficiale e disinformata, figlia del copia e incolla senza verifica, associa i concetti di “Ormoni” e “Antibiotici”.

È l’ormai prevedibile quanto banale argomento dei detrattori di questo alimento. Peccato che sia pieno zuppo di inesattezze, banali generalizzazioni e correlazioni assolutamente false.

Se si fa una affermazione si ha l’onere della prova. Bene verifichiamo.

A seguire i RISULTATI DEL PIANO RESIDUI NEI PRODOTTI ANIMALI PER L’ANNO 2015 IN ITALIA. Fonte: Ministero della Salute:

RISULTATI DEL PIANO RESIDUI NEI PRODOTTI ANIMALI PER L’ANNO 2015 IN ITALIA

Cerchiamo di capire:

Le categorie A e B indicano i gruppi di sostanze indagate: A per gli ormoni, B per gli antibiotici.

Su 41.623 campioni analizzati solo 65 (0,16% totali) sono risultati fuori parametri. E precisamente:

- su più di 16.000 campioni analizzati per la presenza di residui di ormoni solo 27 (0,06%) sono risultati non conformi.

- su più di 25.000 campioni analizzati per la presenza di residui di antibiotici solo 38 (0,09%) sono risultati non conformi.

Qualcuno di voi riconosce in questi dati i termini per parlare di allarmismo?

Su un tagliere di carne è molto, ma molto, più probabile trovare chiacchiere da bar piuttosto che antibiotici o ormoni.

Ma andiamo un po’ più a fondo.

Gli ormoni in Italia e in Europa sono vietati dal 2006.

L’uso di antibiotici è invece consentito, ma le carni che mangiamo ne sono prive perché gli antibiotici vengono usati solo in caso di effettivo bisogno e sotto il controllo del veterinario. Non avrebbe senso utilizzarli al di fuori di quadri patologici e sarebbe un costo. Inoltre sono previsti l’isolamento dell’animale curato e il rispetto dei tempi di latenza, ossia il tempo necessario affinché tutto il farmaco sia eliminato e nel corpo dell’animale non ne rimanga traccia.

L’Agenzia Europea per la Sicurezza Alimentare (EFSA) ha pubblicato un rapporto su 737.000 analisi effettuate su prodotti bovini, suini, ovi-caprini, equini, avicunicoli (polli e conigli) e selvaggina, latte, uova e anche il miele di 28 paesi: i campioni “non conformi” sono risultati in media lo 0,37%. Poco più di tre casi ogni mille presi in esame.

Rapporto EFSA

E gli steroidi anabolizzanti, usati illecitamente per aumentare la crescita degli animali? La carne che mangiamo ne contiene? Siamo ragionevolmente al sicuro? Anche qua riportiamo dati dell’EFSA.

Meno casi illeciti tra i bovini (0,06%) rispetto ai suini (0,20%). Ma come evidenzia la stessa EFSA, questa maggiore percentuale è verosimilmente correlata alla produzione endogena, dunque fisiologica, di queste sostanze nei suini. Cioè i suini producono fisiologicamente più steroidi dei bovini. A sorpresa, il prodotto maggiormente “non conforme” è risultato il miele (0,72%).

Ma stiamo ancora parlando di percentuali bassissime. Pericolose quanto la pipì di una farfalla.

DUE RIGHE SULL’ACCORDO COMMERCIALE CON IL CANADA

L’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Canada (CETA) del 15 febbraio 2017 ha sollevato un polverone di indignazione tra i populisti dell’alimentazione e qualche parlamentare, espressioni della propaganda del vuoto intellettuale, in quanto in Canada è ammesso l’uso di ormoni per velocizzare la crescita dei capi di bestiame. È vero, ma l’accordo non cambierà nulla delle attuali regole europee.

L’Unione Europea  continuerà a permettere l’ingresso soltanto di carni conformi, come, peraltro, accade già dal 1998 nei confronti di prodotti derivanti da USA e Canada.

Riferimenti bibliografici disponibili su richiesta.

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Dr. Fabio Bavetta – Educatore Alimentare

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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