GRASSI SATURI E COLESTEROLO. UNA DEMONIZZAZIONE INFONDATA

GRASSI SATURI E COLESTEROLO. UNA DEMONIZZAZIONE INFONDATA

by • 19 agosto 2017 • Attualità, Economia, Evidenza, Nazionale, Salute e alimentazione, Sezioni, Stili di vitaComments (0)3

del Dr. Fabio Bavetta

Intorno al 1970 si diffuse la notizia che i grassi non fossero salutari, anzi pareva proprio fossero la causa primaria dell’ostruzione dei vasi sanguigni e che causassero patologie cardiovascolari.

Da qualche anno, però, è emerso quello che ha preso il nome di “Paradosso Americano”, ossia a fronte di una riduzione del consumo di grassi si è notato un parallelo aumento del fenomeno dell’obesità. Il numero degli obesi era più che raddoppiato, quello dei diabetici triplicato e le malattie cardiovascolari erano saldamente al primo posto come causa di decesso. Qualcosa non quadrava.

Siamo proprio sicuri che siano i grassi a far ingrassare o ad incidere così tanto sulle patologie cardiovascolari?

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal (BMJ) nel 2013 fa un bilancio della presunta influenza negativa dei grassi saturi e dei livelli dicolesterolo sul rischio di malattie cardiovascolari. Lo studio conferma che la riduzione o l’eliminazione dei grassi saturi dall’alimentazione non solo non ha inciso positivamente sui rischi cardiovascolari, ma li ha paradossalmente incrementati.

Un apparente paradosso, dunque, che meritava di essere analizzato e spiegato. È stata, quindi, passata in rassegna tutta la letteratura scientifica sull’argomento ed è emerso che:

non esiste un rapporto di causa-effetto (del tipo: mangio così e di conseguenza mi ammalo) tra concentrazione di colesterolo, consumo di grassi saturi e rischi cardiovascolari, né alcuna associazione significativa, ma solo una “correlazione”, spiegabile tenendo in considerazione altri fattori.

- i grassi saturi hanno dimostrato proprietà protettive, in quanto veicolo divitamina D, la cui carenza aumenta il rischio cardiovascolare.

- Alcuni tipi di grassi saturi possono contribuire a ridurre i rischi di insulino-resistenza e di insorgenza del diabete di tipo II.

Grassi e obesità

L’analisi del British Medical Journal confermò, inoltre, quanto già emerso anni prima in uno studio pubblicato da Kekwick et Pawan su Lancet 1956 (july 28, 155) e cioè che i vari macronutrienti (carboidrati, proteine e grassi) hanno metabolismi diversi. Lo studio mise a confronto quattro gruppi di obesi: uno alimentato con una dieta in cui il 90% delle calorie giornaliere derivava dai carboidrati, uno in cui il 90% derivava dalle proteine, uno in cui il 90% derivava dai grassi e un quarto gruppo che assumeva il 90% delle calorie dauna dieta mista.

Il gruppo che ebbe la perdita di peso corporeo più significativa fu il gruppo le cui calorie arrivavano prevalentemente dai grassi.

Grafico riepilogativo dello studio Kekwick et Pawan, Lancet 1956

Una dieta a basso contenuto di grassi, prosegue l’articolo, risulta essere meno efficace nel migliorare il profilo lipidico e contrastare l’insulino-resistenza, mentre appare più efficace una dieta con moderati carboidrati, preferibilmente a basso indice glicemico, e adeguato apporto di grassi.

Inoltre, è emerso che la maggior parte dei grassi svolge un ruolo secondario sull’insorgenza delle malattie cardiovascolari. Il presunto aumento della colesterolemia a seguito di un’alimentazione ricca di grassi non è stato dimostrato e ridurre i grassi perché, contenendo più calorie, farebbero ingrassare, non si è dimostrato un approccio nutrizionale corretto.

Sicuramente i “colpevoli” sono altri e sono stati individuati, soprattutto, nell’eccessivo consumo di zuccheri, tanto che l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) ha coniato il neologismo Diabesità, a sottolineare la stretta correlazione tra Diabete di tipo II e obesità.

Grassi sì, ma quali?

Bisogna distinguere tra grassi salutari e grassi dannosi.

L’industria alimentare, per ovvie ragioni, trasforma gli acidi grassi vegetali insaturi, e quindi facilmente ossidabili, in grassi più “maneggevoli”, spalmabili e, soprattutto, più resistenti al tempo e alle lavorazioni (margarina). Questo procedimento (idrogenazione) porta alla formazione di Acidi Grassi Trans, sostanze con una particolare struttura chimica, che non esistono in natura ma solo nei prodotti alimentari lavorati (merendine, patatine fritte, prodotti con panature industriali, biscotti).

Schema sintetico di fonti di grassi monoinsaturi omega-3, omega-6

L’organismo non è in grado di metabolizzare correttamente i grassi trans e questo, da un lato, ne favorisce il deposito, dall’altro determina la formazione di prodotti di ossidazione nocivi che hanno un ruolo chiave nella genesi dipatologie infiammatorie e cardiovascolari e di altre patologie tipiche della “società del benessere”. Recenti studi confermano, invece, il ruolo secondario dei grassi saturi nelle patologie cardiovascolari.

Esistono, però, anche grassi salutari come gli Omega-3 (salmone, pesce azzurro, noci, semi di lino) e gli Omega-6 (oli di semi spremuti a freddo). Anche qui, però, bisogna assumerli nelle giuste proporzioni. Gli Omega-6, infatti, se consumati in eccesso, danno luogo al rilascio di flogogeni, sostanze responsabili di patologie infiammatorie, anche severe. L’assunzione ideale prevede un apporto di Omega-3/Omega-6 nel rapporto di 1:4; in Italia l’assunzione media avviene nel rapporto di circa 1:30, fortemente sbilanciata verso gli Omega-6, uno dei segni di una alimentazione troppo basata su alimenti confezionati.

Chiudiamo con un capostipite dei grassi salutari, l’olio extravergine di oliva (EVO), ricco di acidi grassi monoinsaturi, spesso ridotto da molti nutrizionisti a solo un paio di cucchiaini al giorno!

Gli autori dello studio sul British Medical Journal concludono che è ormai tempo di sfatare il mito del ruolo negativo dei grassi nelle patologie cardiache e di rivedere, invece, quelle regole dietetiche infondate che, riducendo i grassi e aumentando i carboidrati, hanno incrementato nella popolazione quegli stessi rischi che avrebbero dovuto invece contenere.

Riferimenti bibliografici 

- BMJ 2013, 347, f6340

- Kekwick et Pawan su Lancet 1956, july 28, 155

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Dr. Fabio Bavetta – Educatore Alimentare

 

 

 

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