TERRORISMO ALIMENTARE: CALCE NELLO ZUCCHERO BIANCO?

TERRORISMO ALIMENTARE: CALCE NELLO ZUCCHERO BIANCO?

by • 10 agosto 2017 • Attualità, Economia, Nazionale, Salute e alimentazione, Stili di vitaComments (0)3

del Dr. Fabio Bavetta

I detrattori dello zucchero bianco hanno sempre cavalcato l’onda emotiva secondo cui esso, in quanto raffinato, contenga calce e altre sostanze dannose per la salute, mentre lo zucchero di canna (quello bruno) no.

Ne siete proprio sicuri?

Datemi la mano e cerchiamo di capirne di più.

La calce è sostanzialmente idrato di calcio o, se ha subito un processo di carbonatazione con anidride carbonica, carbonato di calcio.

Forse chi conduce battaglie irrazionali e ideologiche contro l’eventuale presenza di tracce (praticamente inesistenti) di calce nello zucchero bianco dovrebbe sapere che la calce in ambito alimentare viene utilizzata, ad esempio, anche per:

- neutralizzare o ridurre l’acidità della panna prima della pastorizzazione nella produzione del burro.

- produrre lievito in polvere nelle Industrie Fornaie

- controllare l’umidità del prodotto nelle fasi di lavorazione e conservazionedegli agrumi, in quanto in grado di assorbire anidride carbonica.

E nel trattamento dello zucchero? Fatevene una ragione: la calce viene utilizzata sia nella lavorazione dello zucchero bianco che in quella dello zucchero di canna che nell’agricoltura biologica.

Nella produzione dello zucchero, sia di canna che di barbabietola, quindi, il saccarosio viene trattato con calce; ciò permette di ottenere un composto di calcio organico insolubile che viene filtrato per rimuovere fosfati e acidi organici. Il composto viene successivamente trattato con anidride carbonica che elimina la calce sotto forma di carbonato di calcio. Il processo può essere ripetuto più volte al fine di raggiungere una maggiore purezza della soluzione zuccherina che nell’ultima fase viene cristallizzata e imballata.

Nessuna traccia di calce, tuttavia, nel prodotto finito.

Anzi, proprio nel Muscovado, (un tipo di zucchero di canna dal colore scuro, non raffinato, o raffinato solo in parte, baluardo dei sostenitori dell’equazione alternativo=sano), a cui viene aggiunta una percentuale di melassa che gli conferisce il suo caratteristico sapore, restano tracce (comunque indifferenti dal punto di vista salutistico) di calcio che è un residuo del parziale trattamento di raffinazione.

Nell’agricoltura biologica la calce serve per neutralizzare l’acidità di un fitofarmaco che è “naturale” solo sulla carta: il solfato di rame pentaidrato. Il composto che si ottiene prende il nome di Poltiglia Bordolese, fungicida rameico di contatto, ad azione preventiva, utilizzato come anticrittogamico in agricoltura e nel giardinaggio e, in particolare, nella frutticoltura e nella viticoltura. Senza la calce questo fitofarmaco ustionerebbe la frutta. Con buona pace del raccolto.

Tiriamo le conclusioni.

Sia nella lavorazione dello zucchero bianco che in quello di canna che nel Biologico l’uso della calce è indispensabile e non costituisce un problema per la salute. Piuttosto lo potrebbe costituire il rame contenuto nel solfato di rame pentaidrato, fitofarmaco Bio.

Siamo nel 2017. E le possibilità di documentarsi sono infinite, impensabili fino a venti anni fa. Ovviamente bisogna saper distinguere le fonti di informazione valide dalla fuffa. È estremamente riduttivo pensare chel’equazione “naturale=buono=sano” sia sempre valida. Enfatizzare da un lato il mito del naturale e demonizzare dall’altro il progresso e la tecnologia lo trovo francamente anacronistico. E, sinceramente, anche un po’ stupido.

Riferimenti bibliografici disponibili su richiesta.

Per contattare il Dr. Fabio Bavetta clicca qui

Dr. Fabio Bavetta – Educatore Alimentare

 

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